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Tumori: la rabbia dei pazienti è un ostacolo alle cure

Secondo uno studio svolto al Day-Hospital Oncologico – Istituto Dermopatico dell'IDI di Roma, con la collaborazione della Fondazione per la medicina personalizzata (Fmp), i pazienti con un tumore provano tanta rabbia, che tendono ad esprimere poco.

Il progetto di ricerca, guidato da Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata e professore ordinario di Oncologia Medica dell'Università La Sapienza di Roma, Claudia Sebastiani, ricercatrice di Fmp, ed Eva Mazzotti, psico-epidemiologa, ricercatrice dell'Università La Sapienza di Roma, ha cercato di rispondere a diverse domande sull'associazione tra rabbia e malattia.

Lo studio ha coinvolto 300 pazienti con età media 64 anni, che hanno risposto a tre questionari. Lo scopo è stato quello di misurare rabbia, ansia e depressione, qualità di vita e percezione della gravità e della curabilità della malattia. La maggior parte dei pazienti prova la rabbia, ma non la esprime in alcun modo.

Le pazienti donne tendevano a reprimere completamente la rabbia a livello comportamentale, mentre gli uomini mostravano un controllo inesistente e questo aveva un impatto sulla loro qualità di vita.

Paolo Marchetti ha spiegato che la rabbia si declina in diverse forme e può essere rivolta verso se stessi, verso la malattia, verso i medici e verso il mondo intero. Quando i pazienti ricevono la diagnosi tendono ad incolpare qualcuno.
La rabbia non è solo quella del paziente, ma anche dei familiari. Anche i medici possono provare rabbia perché magari non hanno prestato la giusta attenzione ad un sintomo specifico e si sentono impotenti.

La rabbia va a creare una situazione di disagio associata alla depressione e questo potrebbe portare ad una capacità minore di aderire ai percorsi di cura.
Il paziente ha un atteggiamento negativo nei confronti della malattia e di conseguenza verso le terapie e gli effetti collaterali. I pazienti devono riuscire a gestire la rabbia perché altrimenti si trasforma in frustrazione e potrebbe contrastare le terapie.

Marchetti consiglia ai pazienti di rivolgersi allo psiconcologo, che deve seguire il paziente per far si che un disagio non si trasformi in un ostacolo nel percorso terapeutico.
La rabbia non deve essere repressa e i pazienti devono trovare un modo per farla diventare una risprsa per affrontare un percorso difficile con determinazione.

Lo psichiatra Vittorino Andreoli ha spiegato che una diagnosi di tumore porta i pazienti di fronte alla percezione della morte e le reazioni possono essere diverse. Si parla di negazione, di depressione intensa, di angoscia e di rabbia.

La rabbia è una reazione vitale, una rivolta, che se gestita in modo corretto può aiutare a combattere il nemico. Non deve essere considerata come un sintomi negativo, ma questo accumulo di energia può essere gestito i modo positivo dai pazienti per creare alleanza e sintonia con il medico.

La responsabilità dei medici è grande. Il paziente deve imparare a gestire la rabbia ma sono necessari dei percorsi formativi per oncologi ed infermieri per insegnare a comunicare la diagnosi al paziente, ad ascoltarlo per capire i suoi bisogni e ad aiutarlo.


Fonte:
repubblica.it

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Tags: tumore Terapia ricerca

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